Capitolo Primo Libro Potenza Divina d’Amore

INDICE – CAPITOLO PRIMO – SUCCESSIVO

Capitolo primo

Capitolo primo Potenza Divina d’Amore

[PARTE I: La preparazione] CAPITOLO PRIMO

La Povera Anima è preparata direttamente da Gesù
che vuole fare di lei uno strumento della sua gloria

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La Povera Anima comincia a ricevere certe impressioni intime, chiare e precise, paragonabili ad una voce.

— Ultime settimane di dicembre 1963.
Si diffonde nell’anima un’atmosfera di spiritualità nuova.

30·12·1963 S. Ritiro. Grazia abbondante.
Nella S. Messa vespertina, l’anima si getta tra le braccia amorose di Gesù e si pone accanto all’Ostia donando le proprie sofferenze fisiche, e nel Calice quelle morali e spirituali, affinché Egli tutto purifichi e santifichi e ne faccia quello che vuole. Nelle meditazioni dei giorni seguenti, si aprono all’anima nuove vie, nuovi orizzonti. Tutte le creature, tutte le cose diventano motivo di elevazione.
La considerazione poi sulla Santità di Dio e sulla Carità di Gesù Cristo, (oggetto di parecchie meditazioni) favorirono tanta ampiezza ed intima comprensione, che l’anima è costretta ad abbandonare l’ordinario metodo di meditazione, senza accorgersi però di quanto si sta svolgendo nel proprio intimo. Dominata così da una forza superiore e favorita da inspiegabili lumi e attrazioni, l’anima, in preda a forti e misteriose sofferenze, specialmente durante la S. Messa e S. Comunione (però anche in altri tempi) comincia a ricevere certe impressioni intime, così chiare e precise, da paragonarle ad una vera voce che si comprende benissimo.

Una voce si fa sentire all’Anima per la prima volta:
«Ho scelto il tuo cuore… lasciami entrare…».
Ho scelto il tuo cuore come un piccolo rifugio; lasciami entrare, ho bisogno d’amore!

— Dinanzi al S. Tabernacolo ore 10.30.
In preda a forti sofferenze e al timore di essere ingannata, l’anima esce come in un estremo grido: «Mi è testimone il Cielo che io non desidero altro se non di vivere e morire per Gesù Cristo!». Dopo istanti di silenzio e di smarrimento:— Oh, vieni tra le mie braccia… Io ti stringo al mio Cuore… Ti consacro nel mio amore.

Oh, quanto il mio Cuore è afflitto, per l’amara perdita di tante anime!

— Dopo la S. Comunione. L’anima in preda da giorni a forte e continua sofferenza, e timorosa per il fatto che da quattro giorni alle ore 10 fino alle 10.30 deve sospendere il suo dovere, si tiene in un atteggiamento come di un supplice lamento.

Sono contento che il Confessore controlli e regoli la mia azione nell’anima tua.

— Ma, o mio Signore… e la mia salute… io sono dell’Istituto…

La tua salute sta nelle mie mani… per il rimanente rimettiti a Lui.

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Gesù le chiede di offrirsi in olocausto di riparazione. L’Anima si offre con il permesso del Confessore.

7·3·1964 Dopo la S. Comunione l’anima si sente trasportata da un forte entusiasmo d’amore, e non fa che ripetere: «O Sposo Divino… o Sposo divino!». Ma, troppo consapevole della propria nullità e miseria, si fa proprio l’amore delle sacre Vergini, al cui coro indegnamente fa parte. Dopo ciò, misterioso silenzio. A meditazione finita (dopo mezz’ora) improvvisamente viene colpita da una forza tale da sentirsi venir meno, mentre una chiara voce interiore le dice:

Sì, io ti ho prediletta… ma ora, per renderti degna dei miei favori, ho bisogno anche della tua adesione libera e decisa. Mi seguirai tu ovunque, sempre?

— Qui l’anima si sente sola, smarrita. Il pensiero che i favori di Gesù sono sofferenze, la spaventa. Poi riavutasi alquanto, dice: «Signore, vi prego, aspettate un po’ di giorni, affinché ne possa parlare al R. P. Confessore».

In altro momento:

Il mio Amore è afflitto, disprezzato, calpestato! Offriti in olocausto di riparazione.

— Sono giorni di tanta incertezza e sofferenza. Istintivamente vorrebbe svincolarsi da tutto ciò che da qualche tempo la tiene come legata. Poi, finalmente cede.

Il mattino dopo la tua Confessione, con il dovuto permesso, farai l’atto che ti domando. La mia grazia ti sosterrà sempre.

— Il mattino del giorno della Confessione, Satana si fa sentire apertamente, fortemente, dicendo che è una pazzia, una crudeltà il sacrificare ciò che vi è di più sacro in una creatura umana, cioè la propria libertà. Nella S. Confessione tutto è confidato e l’atto viene permesso. Il mattino seguente, dopo la S. Comunione, l’anima si dona; ma ciò che passa tra lei e il suo amabilissimo Signore non è traducibile a parole.

26·3·1964 Giovedì Santo.

La tortura più grande sofferta nella mia Passione, fu quella dell’anima, al mirare la Santità del Padre mio, oltraggiata dalle iniquità degli uomini. Ed è ciò che anche attualmente mi tiene in istato di vittima.

— In altro momento.

Per il tuo olocausto al mio amore afflitto, disprezzato, calpestato, io ti considero più assolutamente mia… La tua adesione all’azione della mia grazia, dovrà essere più delicatamente sensibile, pronta, e generosa. Non mi frapporre ostacoli. Lascia che il mio amore si diffonda liberamente.

— Ora implorando la santa benedizione, prego di scusare tutto ciò che vi è di improprio e di scorretto, mentre ringrazio. L’anima.

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La voce chiede alla Povera Anima amore e partecipazione alle amarezze della Croce.

9·4·1964 Ad ogni istante io scenderò nella tua anima, piccolo calice umano, se, con amorosa docilità, accetterai sempre la mia azione purificatrice, onde renderti sempre più degna del mio amore.

— Questo, mentre l’anima sta stirando nel proprio ufficio.

10·4·1964 Questo è il mistero della redenzione umana… il sacrificio dell’Uomo-Dio. A chi è dato di comprendere questo ineffabile mistero d’amore, sarà dato pure di parteciparne, almeno in parte, le misteriose e dolorose amarezze sofferte sulla Croce. Anima, mia diletta, aprimi il tuo cuore… ti condurrò con me.

12·4·1964 Nella S. Comunione del mattino, rapporti d’intensissimo amore verso il buon Gesù presente nell’anima.
In mattinata, al telefono. Per la durata di circa venticinque minuti l’anima è fortemente attratta verso la persona adorabile di Gesù Cristo, ed è in un continuo esclamare: «Un sol cuore, un solo amore!». Poi ad un certo momento esclama: «Ma dunque, Signore, cosa volete dall’anima mia?».

Vado in cerca di amore… vado in cerca di cuori che mi comprendano… ma ne trovo tanto pochi.

— «Anche il mio è di questo numero, ma però se lo volete, prendetelo pure, prendete anche quello che non vi so dare, fatene quel che volete, tutto, tutto è vostro».

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L’amore vive del pensiero della Santità di Dio in cui c’è tutta la verità e tutta la carità di Cristo.

13·4·1964 Alle ore due di notte. Una indisposizione fisica non permette di dormire. Tutto il giorno precedente era passato nella sofferenza misteriosa.

Il pensiero della Santità di Dio deve essere come l’ossigeno che deve somministrare all’anima tua il respiro dell’amore. Nulla ti deve sfuggire che non sia alimentato da questo soffio di verità. Tutto in te deve trasparire di luminoso… improntato di serenità e letizia… tutto deve essere una emanazione della mia presenza nella tua anima. E nel pensiero della Santità di Dio scoprirai la Carità del tuo Cristo, oceano sconfinato del Divino Amore… Oh, se tutti comprendessero gli arcani di questo mistero, e vi corrispondessero! Almeno tu dammi questa soddisfazione!

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La Povera Anima è esortata a fidarsi unicamente del Sacerdote, cui deve tutto riferire.

17·4·1964 Stamattina, il buon Gesù, ha trattato l’anima mia con un nuovo sistema.
Durante la S. Messa Egli ha spossato fortemente il mio povero essere con momenti di subitanea e forte veemenza della sua azione.
L’anima così ridotta, si è accostata alla S. Comunione in una disposizione di un completo nulla sul quale l’onnipotente suo amore possa fare tutto quello che vuole. Dopo la S. Comunione l’ha trattata da vero Padrone, facendole assaporare una sofferenza non mai provata. L’anima dal canto suo, adorava, soffriva, amava. A meditazione finita:

Ti ho affidata al mio Servo, affinché si prenda cura dell’anima tua. Egli ha ogni potere su di te. Fidati di lui più che se fosse di me stesso. Glielo devi proprio dire.

19·4·1964 Appena giunta in Chiesa, al mattino.

Sei arrivata… ero qui che ti aspettavo… qui tutto per te.

— L’anima sommersa dalla Divina presenza non può seguire le preghiere in uso nell’Istituto ed è costretta per parecchi minuti ad abbandonarsi alla mercè della forza che l’attrae. Poi a un certo momento si lascia sfuggire: «Cosa penserà l’Eterno Padre nel vedere il suo diletto Divin Figlio con certi gusti!».

Il vero amore non è interessato… ama per amare… e neppure esige nell’amato delle qualità… solo gli basta trovar fiducia e abbandono.

— «Però, fate anche molto soffrire…».

È così che io tratto i miei eletti.

— Che costosissima obbedienza!

Prego della Santa benedizione. L’anima.

A. M. D. G. (ndr Ad Maiorem Dei Gloriam = Alla moggior gloria di Dio)

***

L’Anima è tutta presa dal timore di essere ingannata, ma la voce la rassicura. La Santità del Padre.

1·5·1964 Oggi tutte le forze dell’anima sono protese verso il Cuore Sacratissimo di Gesù. All’offertorio, per tre volte:

Dammi il tuo nulla, perché ne faccia quello che ho bisogno di fare.

— E l’anima, subito: «Signore se vi accontentate di così poco, eccovelo». Ma sono momenti di estrema sofferenza… e l’anima è talmente smarrita che sentirebbe il bisogno di ricorrere a un cuore umano, al quale poter dire: quanto soffro!

Dopo la S. Comunione il Cuore Sacratissimo di Gesù s’impossessa di tutta la sua povera creatura, che perdutamente cerca di abbandonarsi a Lui. La mattinata trascorre in uno strano smarrimento. Pomeriggio ore 14.30. Una sofferenza torturante travolge tutta la persona. In certi momenti si sente quasi strappare l’esistenza. «Quale spavento, mio Dio! Chi mi salverà? Ma se è per tenerti compagnia, o mio Signore, eccomi pronta». Verso le ore 15.

Non è un inganno la sofferenza… non è un inganno il mio amore per gli uomini… non è un inganno la mia predilezione per l’anima tua!

— A questa voce soave, tutto si calma.
Nell’anima entra un bisogno di sfogo, e, senza accorgersi si abbandona a un dirotto pianto. Passati forse sette-otto minuti si sente pienamente tranquilla, ed istintivamente esclama: «O Santità del mio Dio, scendi nel cuor mio, invadimi tutta!».

Nel corso della mia vita terrena il mio Cuore era sempre sotto lo sguardo e l’influsso della Santità del Padre mio, che formava in me, suo Verbo Incarnato il centro della sua Carità divina ed eterna. Qui, in questo Cuore, centro d’ogni bene, attendo tutti i miei prediletti, dove saranno purificati e santificati, purché mi lascino agire liberamente.

***

Gesù che non trova corrispondenza al suo amore. L’Anima è scelta per essere strumento della sua gloria.

7·5·1964 Durante la meditazione prima della S. Messa.

«O diletto Salvatore dell’umanità io ti adoro! E con questo atto di adorazione, intendo dedicarti tutta l’anima mia, affinché tu ne faccia quello che vuoi. Prendi pure possesso di tutto il mio essere, tutto, tutto è per Te.
Travolgimi come a Te piace nelle fiamme del tuo infinito amore… Fa’ che la mia vita non diventi che un puro atto di amore per Te, che sei tutta la Santità, la Carità e l’ardore della SS. Trinità. Tu sei ogni bene. In Te riposi e si consumi sempre la mia vita. Dimmi che cosa debbo fare per rendermi sempre più accetta ai tuoi sguardi, e per scomparire ai miei».

Durante la S. Messa. All’avvicinarsi della S. Comunione una voce soave dice all’anima:

Dammi il tuo cuore… ti donerò il mio.

— Giunta vicino alla balaustra:

E saranno due cuori in uno.

— Dopo la S. Comunione la creatura scompare a se stessa perché un’onda di travolgente amore tutta la invade, mentre è invitata a ripetere: «Due cuori in uno, due cuori in una! Sia gloria alla SS. Trinità!»

— Pomeriggio ore 14.45.

Questo è il mistero svelato all’umanità… Il Figlio diletto del Padre disceso al livello della creatura! Ma quanti ancora non mi conoscono… Quanti, conoscendomi, non mi amano, o, quel ch’è peggio, mi offendono e mi scacciano dai loro cuori… e intanto la maestà del Padre mio ne è oltraggiata, vilipesa… e le anime si perdono! Ed è per questo ch’io vado in cerca di cuori capaci di comprendermi, nei quali raccogliere veri omaggi di amore, riparazione e di lode… e affinché il mio Cuore sia – almeno in parte – ricompensato!

— «Mio Signore, voi lo sapete, io sono a vostra disposizione, ma, ve ne prego, sostenete la mia debolezza, perché in certi momenti quasi, quasi non ne potrei più!».

8·5·1964 L’anima è invasa da una potenza misteriosa.

All’avvicinarsi alla S. Comunione sente il bisogno di gettarsi fra le braccia amorose di Gesù per immergersi tutta in quel Cuore adorabile.
Dopo la S. Comunione sentendosi in quel dolce asilo, esclama: «O Cuore dolcissimo del mio adorato Salvatore, che siete il centro della SS. Trinità, nascondetemi nelle vostre viscere ineffabili, affinché non ne esca più, ed ivi impari la via della verità!».

Ed io ti stringo al mio Cuore, perché voglio starmene sempre con te! (per tre volte).

— Prego di perdonare per tutto il disordine, e per tutto ciò che vi fosse di scorretto. Ringrazio infinitamente e prego della santa benedizione. La povera anima.

— Venerdì, ore 14.30. Una forza travolgente invade tutto l’essere, colpendo più fortemente l’anima, mentre un’azione misteriosa silenziosamente compie il suo lavorio. A un certo momento un fatto non mai provato attrae talmente lo spirito che quasi viene staccato dal corpo. Passano forse circa trenta minuti. Sul finire di tutto questo, una voce si fa sentire all’anima:

Ti sposerò nel mio amore… perché vorrò fare dell’anima tua uno strumento della mia gloria.

— L’anima allora comprende ciò che era avvenuto, e il significato di ciò che aveva udito. Allora viene presa da un tale spavento e sbigottimento da non poter descrivere, trascorrendo poi il rimanente del venerdì e tutto il sabato in questa situazione d’animo. Questa volta, unico appoggio è la Santissima Vergine, Sposa dello Spirito Santo.

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